il Requiem di Tara...

I vostri racconti inerenti ai vampiri

il Requiem di Tara...

Messaggioda Romina » 15/03/2011, 18:44

Questo non è un tentativo letterario mal riuscito, è il bg di un personaggio che ho giocato ad un tavolino di Requiem che mi fa piacere di postare, ora che stiamo per far ripartire definitivamente New wave, perchè è costruito attorno ad una canzone, e a tutti coloro che volessero giocare consiglio di provare a scrivere qualcosa dei loro pg pensando a una canzone che li rappresenti, che sia rigorosamente '80 XD
Per tutti gli altri... buona lettura e siate indulgenti U.U


In your room
Where time stands still
Or moves at your will
Will you let the morning come soon
Or will you leave me lying here
In your favourite darkness
Your favourite half-light
Your favourite consciousness
Your favourite slave


Le note dei Depeche Mode sembravano sollevarsi lente e torpide, come i gesti della ragazza che si girava e si stirava pigramente nel letto, mentre il giovane uomo accanto a lei le carezzava il viso con espressione rapita. I lunghi capelli di lei, sparsi sul cuscino, si caricavano di intensi riflessi di rame e d’oro rosso, in netto contrasto con la pelle candida.

In your room
Where souls disappear
Only you exist here
Will you lead me to your armchair
Or leave me lying here
Your favourite innocence
Your favourite prize
Your favourite smile
Your favourite slave


<<Dovresti andare a casa adesso… domani sarà una giornata lunga, hai bisogno di dormire un po’.>> disse la ragazza, con la sua voce dolcissima, schiudendo gli occhi grigi a guardarlo. Tutto di lei era incantevole. Il giovane sorrise annuendo e obbedendo anche se a malincuore, sotto lo sguardo assorto o distante della donna.

I’m hanging on your words
Living on your breath
Feeling with your skin
Will I always be here

Tara era la terza di cinque fratelli, ed era cresciuta insieme a un enorme numero di chiassosi cugini... una classica famiglia di irlandesi trapiantati negli States. Ed anche se molti di loro erano riusciti ad andare al college, secondo tutti I cliché erano una famiglia composta da bevitori di birra, poliziotti, giocatori di rugby e musicisti. Lei rientrava solo in questa ultima categoria.

In your room
Your burning eyes
Cause flames to arise
Will you let the fire die down soon
Or will I always be here
Your favourite passion
Your favourite game
Your favourite mirror
Your favourite slave


Mancava poco all’alba. Presto il cielo si sarebbe tinto di sfumature delicate di lavanda e di rosa, ed infine il sole sarebbe sorto inondando la città di luce. Smog permettendo. Dopo essersi infilato la giacca il giovane si protese a darle un bacio di saluto. <<Vestiti anche tu, sei gelata.>> osservò prima di andare via.

I’m hanging on your words
Living on your breath
Feeling with your skin
Will I always be here


Era nata cianotica, il cordone ombelicale l’aveva quasi strangolata… ancora qualche minuto di travaglio e sarebbe nata morta… un ossimoro, un paradosso… il grembo di tua madre, scuro e caldo e piacevole, che diventa una morsa assassina. E lei aveva avuto sempre un rapporto ambiguo con la vita. Fino alla notte in cui era sprofondata in un sonno agitato popolato da mostri dalle fattezze aquiline, mostri dalle lunghe, sottili lingue che le frustavano il corpo e lo flagellavano… un sonno di sogni agitati, di sogni di sangue. Un sonno che era stato simile a quell’attimo incerto prima della nascita, che aveva risucchiato via la ragazza che era stata, e ne aveva fatto ciò che era adesso. La pallida succube le cui labbra si tingevano di un roseo sorriso solo dopo un macabro pasto di sangue umano. Un vampiro.
Ricordava bene quella notte. Si era esibita al Discarded Image, un posto chic ma pretenzioso, una serata fiacca, ma gli sguardi di molti clienti del locale che indugiavano su di lei con qualcosa che si sarebbe potuto definire fame, non lascivia. Lei e gli altri del gruppo erano stati pagati con una cifra incredibile per la loro media ed avevano festeggiato e fatto progetti e si erano detti che quella era la prima di molte serate del genere e l’inizio di un vero successo. Sfondare! La loro ambizione di sempre che sembrava ad un passo dal realizzarsi. Era andata a letto col malditesta… avevano forse bevuto qualche bicchiere di troppo. E poi erano iniziate le crude visioni… perché sembrava tutto un sogno ad occhi aperti, orribile ma realistico nelle sensazioni che si ripercuotevano sul suo corpo. Si era svegliata che era già il crepuscolo, sentendosi stranamente vuota. L’idea del cibo la aveva nauseata, eppure aveva fame… molta fame, ed uno strano sapore metallico in bocca. Come quello del sangue quando ci si morde la lingua, ma infinitamente più ricco e complesso. Il cellulare era scarico… probabile che avesse suonato e suonato mentre lei se ne stava li intontita da quella specie di viaggio allucinatorio. Cominciò davvero a pensare che in quello strano locale le avessero dato qualcosa di drogato, e di impulso si vestì e decise di tornarci. Per la strada si convinse di avere qualche forma di influenza… a tratti gli odori ed i suoni che sentiva erano di una intensità stordente, a tratti le sembrava di non avere alcuna percezione e di brancolare in un mondo dai colori smorti. Forse era solo fame. Si costrinse a comprare un hot dog, ma al primo morso sentì un disgusto indefinibile e dovette sputarlo in un cestino. La stessa sorte ebbe una soda due minuti dopo. Si sentiva scrutata, spiata, eppure ogni volta che si voltava non c’era nessuno. Coi nervi a fior di pelle arrivò al Discarded Image che era ancora chiuso. La cosa fece montare una rabbia irrazionale dentro di lei. Continuava a sentirsi strana… forse era meglio tornare a casa e mandare giù due aspirine ed aspettare di avere i pensieri più in ordine. Si voltò per andarsene e improvvisamente il più grande terrore che avesse mai provato in vita sua la colpì atterrandola, come un pugno nello stomaco. Frenetica si guardò attorno, e vide solo una donna… una donna bionda piuttosto bella e ben vestita, sicuramente non terrorizzante… eppure sentiva che era per lei che stava tremando come una foglia. Chiuse gli occhi come se potesse cacciarla via come uno spauracchio dell’infanzia, accucciandosi a terra, desiderando di fuggire lontano o farsi piccina per non farsi prendere. La donna rise, una risata dolce e sommessa. <<Non avere paura di me, guardami>> disse con una voce suadente e incantevole. Tara obbedì, sentendo svanire il terrore sostituito da una forma di reverenza… era davvero una donna affascinante. Accettò il suo aiuto per rialzarsi, chiedendosi cosa le fosse preso! Capì che doveva essere una frequentatrice del locale, e credette di averla vista la sera precedente. E la donna sembrava ricordarsi di lei. <<Bambina… certo sei bella, e sai davvero cantare, ma chi ti ha fatta si è preso un rischio molto grande… il Principe non la prenderà bene.>> mormorò senza smettere di sorridere. Tara restituì il sorriso stolidamente. <<Grazie, forse è meglio che torni a casa, sono un po’ confusa, devo avere la febbre>> farfugliò per tutta risposta, frugando nella borsa alla ricerca del cellulare per chiamare un taxi. Ma la donna insistette per portarla a casa personalmente… era davvero gentile e simpatica. E maestra di arti capaci di influenzare le menti, che anche Tara avrebbe imparato di li a poco a padroneggiare. La donna, Bella, aveva intuito subito che qualcosa non andava in lei… che era una vampira senza sapere di esserlo, senza ricordare l’abbraccio, ma solo un sogno convulso e confuso. Le aveva chiesto di ricordare con chi era andata via, se si era appartata con qualcuno, se era stata seguita fino a casa… ma niente, niente. Non ricordava la fatalità che Bella chiamava abbraccio. Esasperata le aveva detto di restare nascosta fino all’indomani, di staccare il telefono, o dire di essere ammalata… infondo era così, giusto? E di aspettare che lei tornasse. Ma prima… prima le aveva offerto il suo polso, le aveva detto di mordere. E che gioco è questo? Aveva pensato lei… ma soggiogata dal fascino di Bella aveva obbedito… e poi qualcosa l’aveva spinta a bere… quel qualcosa che spinge un neonato a succhiare il latte materno… solo che Tara si nutrì di sangue. E comprese.
Bella le insegnò le regole e come una madre si occupò di lei attraverso l’infanzia di questa dolorosa seconda nascita… le spiegò che i vampiri facevano parte da sempre del’ordine delle cose, che non erano qualcosa di morto e di sbagliato, ma che dovevano evitare di approfittare dei loro poteri e cacciare saggiamente le loro prede senza che queste si sentissero minacciate. Sedurre e mai abusare. Il Circolo della Megera era la sua congrega, un composito coacervo di altri vampiri che credevano nelle più varie forme di religioni pagane. Le spiegò che il Principe aveva vietato di creare vampiri senza un esplicito consenso, ma che lei avrebbe aspettato l’occasione buona di presentarla come propria progenie perché godeva di un certo appoggio. E che lei avrebbe dovuto stare attenta… tutti i vampiri dovevano sempre stare in guardia e non fidarsi mai di nessuno, non fidarsi nemmeno di loro stessi, perché prigioniera della loro carne, in agguato dietro i loro stessi occhi, c’era la Bestia… l’istinto irrazionale di predare e di nutrirsi, di temere il più forte e farsi beffe del più debole… la creatura selvaggia che la natura razionale e “civilizzata” del vampiro temeva e cercava di imbrigliare. Bella era gentile con lei, e non le era stato difficile affezionarsi e seguire i suoi consigli cercando di compiacerla e non disobbedirle. Ma ad un tratto aveva cominciato a chiedersi perché rischiava tanto per lei… per una sorta di orfana della razza più crudele del mondo. E Bella aveva risposto che lei era figlia di un rituale misterioso, e che toccava agli Accoliti proteggerla ed istruirla. E che un giorno lei avrebbe reso i suoi servigi alla Megera. Ma qualcosa in questo ragionamento non la soddisfaceva del tutto. La sua indole era la stessa di sempre… ambiziosa, testarda e indipendente. E quando il giorno di presentarla al Principe venne, a seguito di uno strano editto da lui chiamato “Indulgenza”, si lasciò incuriosire dalle parole di Richard Mullner, un vampiro dell’Ordo Dracul. Scoperse che questa congrega professava il superamento dei limiti imposti al vampiro dalla sua stessa natura: il vampiro non era un essere immutabile, dunque, era soggetto ad una evoluzione che la sua volontà poteva guidare e plasmare. Questa filosofia le risultò subito attraente… e a sorpresa Bella non le vietò di cercare di avvicinare altri Draghi. <<Purché tu sappia e ricordi sempre, bambina, chi ti ha trovata e accudita… chi ti ama, a chi tu devi la tua vera devozione>> le disse. Ormai conosceva la donna abbastanza da sapere che “amore” non era un termine incluso nel dizionario personale di Bella Dravzni, e che quello che intendeva era che una spia scaltra poteva risultarle comoda. Soprattutto una spia così scaltra da illudersi di fare impunemente il doppio gioco. Fu accolta come schiava tra le fila dell’Ordo Dracul, il rango più infimo, quello a cui non si poteva sperare di apprendere grandi segreti di congrega… ma le occasioni per farsi notare da un mentore ed iniziare la scalata non le sarebbero mancate. Tara era rimasta dotata di una notevole fiducia in se stessa, quella attitudine che sin da quando era bambina i maestri di scuola avevano cercato senza successo di eradicare come sfacciataggine e superbia. Era tornata a esibirsi con il suo gruppo, fingeva facilmente di essere ancora umana… e poteva cacciare altrettanto facilmente le sue prede seducendole. Si alzò per controllare che le finestre fossero ben chiuse, passando davanti allo specchio che le rimandava una immagine sfocata… ma lei sapeva bene cosa si rifletteva su quella superficie. Una bellissima succube, piuttosto soddisfatta di se.
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Re: il Requiem di Tara...

Messaggioda Lucio Ottaviani » 15/03/2011, 19:24

già letto in passato: mi piace assai! ^o^
Lucio Ottaviani
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