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Gran finale

MessaggioInviato: 12/08/2012, 17:21
da Narratore
E' come pensavo, l'avvicinamento a fari spenti non presenta difficoltà, dicono che ieri il mare era piatto almeno quanto lo è stasera: uno specchio argentato bagnato dai riflessi lunari. Il capitano de Roberti sostiene che la nave-vedetta della guardia costiera si è diretta a fari spianati verso la prua della Xiahou Dun, all'incirca a mezza notte; ancora nessun riscontro sulla segnalazione, sono certo che prima o poi un nome salterà fuori, non esistono registrazioni di chiamate anonime in centralino, molto peculiare...
Possibile che la lancia di vedetta non abbia avvistato gommoni diretti allo scafo? Devono essersi avvicinate almeno due piccole imbarcazioni alla poppa della nave-cargo, presumibilmente di più, come ha fatto la guardia costiera a non rendersene conto? La visibilità è ottima, si noterebbero da via Caracciolo movimenti a trecento metri dalla costa: l'uomo piazzato al Borgo mi ha comunicato tutti gli spostamenti della mia imbarcazione, persino le manovre di avvicinamento, per filo e per segno...
Secondo la ricostruzione del capitano, la nave era in silenzio radio, non è stato possibile comunicare col bordo in alcun modo prima dell'intimazione a mezzo di megafono; tutta la faccenda puzza di marcio, com'è possibile innanzitutto che la nave sia ancora quì, ben un mese dopo la scadenza dei permessi emessi dall'autorità portuale di Napoli? La scusa dell'avaria non regge l'assenza di riscontro con qualsivoglia ditta di riparazioni, fosse stato un problema risolvibile dagli elettricisti di bordo non avrebbe coinvolto avarie ai sistemi di navigazione tali da impedire la partenza della nave. Maledetti cinesi...

L'illusione del Ravnos sembra aver funzionato, l'avvicinamento non presenta alcuna difficoltà, un teso silenzio è calato sui tre gommoni da quando hanno lasciato gli ormeggi, rotto solamente da gutturali versi sintomatici della tensione che precede la battaglia. Nessuno sembra aver notato i due corvi lanciatisi in volo dai merli del Castel dell'Ovo, il loro gracchiare è inconfondibile nel silenzio della notte, il segnale atteso.

Secondo il capitano de Roberti, i suoi uomini hanno avuto modo di scambiare solo poche parole con un muso giallo di bordo (non ben chiare data la problematica pronuncia tipica) prima di sentire rumore di spari, alchè quello si è dileguato all'istante e la vedetta ha atteso rinforzi allontanandosi a distanza di sicurezza. Quelli sui gommoni devono essere saliti dalla scala di poppa in questo lasso di tempo, il meccanismo di chiusura è arrugginito, per questo forse da bordo non hanno potuto riempire gli appigli centrali, ammesso si siano accorti di ciò che stava accadendo, è una possibilità da non scartare: la negligenza della vigilanza non mi sorprende più di tanto. A questo punto però è da esaminare un'altra ipotesi, ancor più grave ed inquietante: e se la vedetta fosse stata un mero diversivo per le operazioni di abbordaggio? Ciò implicherebbe forse coinnivenza di sorta? Impensabile... o forse...
<<Ispettore Merisi, siamo pronti a salire, ha bisogno di aiuto?>>
La voce dell'ufficiale della guardia costiera mi riconduce alla realtà, gli rispondo che non ho bisogno del suo aiuto per arrampicarmi su una scala ma me ne pento dopo i primi trenta secondi: la parete dello scafo è perfettamente perpendicolare e gli appigli non sono che taglienti lamiere arrugginite per via della salsedine, per fortuna ho infilato guanti spessi e, imponendomi di non chiedere aiuto, riesco finalmente a metter piede a bordo. Tra container colmi di mercanzia da bancarella ancora imballata e cibarie a lunga conservazione ci facciamo rapidamente largo verso il ponte comandi, catalogo mentalmente i dettagli già analizzati in giornata dagli agenti e semino cartellini vuoti in punti da esaminare con più calma sulla via del ritorno, il tutto mantenendomi sulla scia delle mie sbrigative guide.

Un acuto verso ferino anticipa l'esplosione delle vetrate della plancia, sembra la risata di una iena, il ponte diviene un lago di sangue, il degno battesimo per una simile impresa. E' il momento: due decine di cainiti risalgono la scala di poppa, scure sagome nella notte illuminata dalla luna, bersagli facili in contesti usuali, letali ombre stavolta...

Non ho creduto di primo acchitto alla storia del bagno di sangue, simili espressioni sulle labbra degli agenti alle prime armi possono voler significare tutto o niente, spesso niente. Stavolta è diverso, la plancia di comando sembra un vero e proprio macello - mio nonno mi ci portò una volta (avrò avuto sì e no 11 anni) al macello, stetti male per giorni, ancor oggi la sola vista della carne fresca mi da il voltastomaco - mai avrei potuto immaginare un'esperienza peggiore: le pareti e gli strumenti sono imbrattati di sangue, schizzi caotici e diffusi, talvolta accompagnati da pezzi di carne e viscere al pari incollati alle superfici, nel mezzo di chiazze particolarmente dense. Come previsto nessun cadavere, devono essere state uccise almeno sei persone in questa stanza a giudicare dalla mole di sangue e dalla sua distribuzione lungo le pareti, mi passo un fazzoletto davanti alla bocca, 15 anni di servizio non ti preparano a questo...

La prima resistenza ha luogo nel dedalo di passaggi tra i container, strategicamente poco felice come terreno di scontro per mortali con armi da fuoco. È un massacro, i cainiti più rapidi hanno facilmente la meglio sugli spaiati gruppetti di armati, adottando la tattica di branco solo nel caso di avversari dal maggior potenziale; alla fine si contano i corpi dilaniati di quattro schiavi di sangue e decine di semplici vacche. Bisogna penetrare più a fondo...

Il ponte 5 è dove hanno creato il primo inceneritore, gli agenti mi comunicano che ce ne sono altri due simili più in basso; stando alla mappa affissa accanto alla rampa delle scale, doveva trattarsi in origine di un deposito attrezzi, uno di quei luoghi asfissianti dove gli elettricisti di bordo trascorrono le cupe giornate di lavoro, la puzza di nafta è nauseante mischiata all'odore di carne bruciata. Sentendomi un idiota per non aver accettato la maschera offertami, scopro sulla mia pelle che coprirsi con la manica dell'impermeabile non basta, il primo conato risale mentre mi avvicino, poi cerco di fare meno danni possibile... Un'orrenda pila di cadaveri carbonizzati è ammonticchiata al centro della stanza 64b, tra resti di attrezzi da lavoro e mobilia annerita, il riconoscimento sarà un'impresa titanica. Sangue e poi ancora sangue lungo le pareti degli angusti corridoi interni, gli assalitori dovevano essere senz'altro diretti ai ponti inferiori ma non si sono lasciati alle spalle nulla di inesplorato, hanno battuto la nave a tappeto...

Farsi strada tra i ponti inferiori è impresa ben più ardua, mortali con armi spianate presidiano strategiche imboccature di passaggi obbligati rallentando oltremodo la discesa e minacciando l'esistenza stessa dei non morti. E' triste la scoperta della distruzione dei prigionieri, probabilmente fin dall'inizio il piano in caso di emergenza. D'un tratto un'esplosione scuote la nave ed assorda i cainiti intrappolati nel fuoco incrociato, ci mettono un po' a capire che è provocata da uno di loro: granate... una follia, ma funzionale allo scopo.

Far esplodere granate in spazi tanto ristretti è quantemeno un suicidio, chi diamine erano questi aggressori? Cosa cercavano all'interno della nave? Non può essersi trattato di una mera spedizione punitiva nei confronti dei mandarini, le differenze di statura tra i corpi carbonizzati risultano abbastanza evidenti e confermano un dato: solo una ristretta minoranza dell'equipaggio aveva tratti razziali tipicamente asiatici; ma allora chi cazzo c'era su questa maledetta nave? Le cabine in cui ci imbattiamo sembrano essere state riadattate ad altri scopi, se non fosse una follia azzarderei detentivi, ognuna è monitorata da una piccola telecamera angolare disposta in modo da garantire una visuale pressocchè completa. Devo scendere più giù per capire.

Combattere, uccidere, dilaniare, nutrursi, gli imperativi della bestia annullano ragione e dolore, per ogni proiettile, ogni scheggia di granata, ogni ferita di lama che minaccia la distruzione dei cainiti, c'è un mortale dissanguato sino all'ultima goccia, fino a sentire gradualmente il respiro affievolirsi ed i battiti cessare. E' un assalto sul filo del rasoio, la distruzione è dietro ogni angolo ma la furia dei figli di Caino è inarrestabile.

Il Ponte 3 è il cuore della nave ed il fulcro dell'assalto, oltre ancora solo la sala macchine ed il ponte-carena, gli ambienti quì sono tutti bruciati ma non può essersi trattato di un incendio incontrollato, le stanze sono ignifughe e ci sono porte tagliafuoco ad ogni ingresso, gli assalitori devono aver meticolosamente appiccato almeno dieci incendi. Tra le apparecchiature carbonizzate ne intravedo alcune che non riesco a spiegarmi, forse il capitano riuscirà a ricostruire scopi ed utilizzi che a me sfuggono, ma qualcosa mi dice che servissero a tutt'altro fine che la navigazione. Alla fine mi conducono nell'ambiente più strano e meno spiegabile della nave, una vasta sala con quella che sembrerebbe una vasca metallica ad occuparne il centro, almeno tre cavi dovevano essere collegati alle pareti del bacino grazie a canaline di passaggio prima di essere divelti. L'interno? Sembrerebbe materiale organico carbonizzato, la puzza di nafta non ci ha mai abbandonato da quando abbiamo iniziato la nostra discesa in coperta ma quì sembra addirittura più opprimente, che cazzo sta succedendo?

Affrontare un anziano è impresa ardua per una manciata di giovani cainiti, affrontarne due forse un suicidio senza il vantaggio del numero dalla propria, ciò nonostante la Bestia è un'entità egoista e quando i cainiti la cavalcano o ne sono vittima non ragionano più secondo schemi tradizionali, il loro obiettivo diviene unicamente la preda, chiunque giunga primo ad azzannarla è destinato a godere del suo sangue...
Sul Ponte 3 si consuma l'ultima battaglia, gli schiavi rimasti sono concentrati tutti tra le sale di sorveglianza ed i laboratori disseminati lungo il labirinto di corridoi metallici; un assalto che inizia a sfavore dei più avidi cainiti, giunti per primi sperando di cogliere la mente dell'intero progetto senza difese alcune, fortunatamente presto affiancati dalla restante truppa che in massa irrompe nelle sale e fa scempio di mortali e Ghoul. D'un tratto un urlo disperato attira l'attenzione dei vampiri, distogliendoli dal massacro in cui erano intenti. Alla spicciolata si dirigono verso la fonte. La sala che si trovano dinanzi è ben più ampia di quelle finora esplorate ed è permeata da un pungente odore di sangue, la vasca metallica al centro ne è piena, una piscina colma di calda vitae. In ginocchio accanto ad un mucchietto di cenere è una vampira nota a pochi, le guance paiono rigate da lacrime di sangue mentre lo sguardo contempla e rivive la fine del suo... maestro.


Risalire in superficie è l'unica cosa che desideravo, quando finalmente inspiro una boccata d'aria fresca non mi sembra vero. Certo lì giù è un casino, mi servono elementi su cui iniziare a lavorare, devo capire cosa facevano quì prima di poter sperare di ricostruire la nottata di ieri. Innanzitutto la guardia costiera, c'è più di una domanda a cui devono rispondere, scaverò a fondo in questa storia.
<<Ispettore Merisi, ci sono due persone che vorrebbero parlare con lei, dicono di avere importanti informazioni.>>
Le parole dell'agente mi destano ancora una volta dai miei pensieri, eppure non mi sembrano vere, testimoni? Quì sulla nave? Perchè dovrebbero averli portati quì?
<<Che cosa sta dic...>>
La frase mi muore in gola mentre osservo due uomini avvicinarsi, uno indossa uno smoking e l'altro una camicia scura dai bottoni dorati, non riesco a focalizzare lo sguardo sui loro volti, che sta succedendo?
<<Aaah Merisi, un cognome importante il suo, caro ispettore, rievoca memorie di un grande uomo poco compreso dal suo tempo ma a cui la storia ha restituito ogni onore e merito, elevandolo alle più svettanti altezze mai raggiunte.>>
Cosa sta dicendo? Sembrano parole senza senso, ma perchè non posso smettere di ascoltarle? Che mi succede?
<<Ci sono tante cose di cui discutere ispettore, venga con me.>>
E' l'altro a parlare stavolta, lo seguo, non posso farne a meno...