I VENTRUE A NAPOLI

RE SENZA UN TRONO

La presenza certificata del Clan dello Scettro a Napoli risale all'Impero Romano. Da allora i Ventrue sono sempre stati presenti nella politica Napoletana, sporadicamente riuniti sotto un unico vessillo, in quanto prevalentemente intenti in conflitti intestini al clan stesso. Troppo desiderosi del potere, i membri più anziani del Clan si facevano guerre più o meno visibili e i rari regni che si riuscirono a creare duravano poco, crollando nel sangue e nei complotti. Fu sul finire del XVIII secolo che Napoli ottenne il primo regno stabile: approfittando dei disordini politici portati dalla “Repubblica Partenopea”, cinque Anziani Brujah presero il potere in città creando quello che verrà chiamato “il Consiglio”

IL REGNO DEL CONSIGLIO

Con l'avvento del Consiglio Brujah la possibilità di ottenere il potere all'interno della Camarilla Napoletana venne inesorabilmente meno. I cinque Brujah anziani si imposero con una potenza politica insuperabile, formando un muro che bloccò assolutisticamente la crescita politica degli altri clan, in particolare quello Ventrue, il quale si ritrovo privato del ruolo politico e sociale che gli spettava all'interno della Camarilla.

SIGNORI DELLA POLITICA MORTALE


Preclusa la possibilità di ottenere il proprio posto di detentore del potere all'interno della società Cainita, il Clan diresse le proprie attenzioni ed energie sul controllo del mondo mortale per sfuggire alla forte oppressione perpetrata dai Brujah. Agevolati dalla presenza dei Borbone, i Ventrue si legarono fortemente ai Re spagnoli che, molto più dei precedenti, riuscirono a far muovere e crescere l'economia del Regno. Sebbene non mancarono momenti di scombussolamento portati da Napoleone prima e dai moti carbonari poi, nel 1825 il clan si trovò in una situazione di crescita economica costante. Sotto Francesco I di Borbone, i Ventrue gestirono di fatto il potere a Napoli, lasciato dal Re disinteressato alla politica nelle mani di suoi favoriti e ufficiali che il Clan riuscì a controllare senza difficoltà. Nei sei anni che seguirono le mosse dei Nobili portarono finalmente al forte radicamento da tempo ricercato, che continuò ad incrementarsi con il sovrano successivo e che portò al Clan guadagni e potere mai ottenuti prima.

Con l'unità d'Italia, tuttavia, il tesoro borbonico e tutte le ricchezze del regno furono sequestrate dai Savoia, impoverendo irreversibilmente Napoli e tutto il Sud della penisola. Il colpo subito dai Ventrue fu atroce e l'intero clan si ritrovò a dover nuovamente ricominciare da zero, ma sta volta con un potere mortale distante e senza i mezzi adeguati, e lasciando ai Ventrue il comando sui poveri e sulle piccole attività che Napoli ancora riusciva a mantenere, come il funzionamento del porto e le attività mercantili, che il clan si tenne stretto come unica speranza di una futura ripartenza.

GUGLIELMO REALI ED IL SUO SOGNO

Il malcontento nel clan, generato dalle tante perdite portò Guglielmo Reali, Anziano e Primogenito Ventrue, a sviluppare l'idea di un colpo di stato che l'avrebbe condotto a divenire il futuro regnante di Napoli. L'anziano cominciò a lavorare nell'ombra per creare una schiera di alleati al suo fianco, agendo con cautela tra i membri dei vari clan, avvicinando a se altri piccoli gruppi di fratelli insoddisfatti, molti tra i quali Nosferatu. La rete di alleanze che si formò lo rese in cuor suo sicuro che, presto o tardi, il suo sogno si sarebbe avverato e lui si sarebbe seduto finalmente sul trono.

Non è chiaro cosa accadde precisamente, ne quali siano le cause; la linea di condotta eccessivamente legata ai vecchi valori della Nobiltà rese forse la cautela del Reali non sufficiente, ed è verosimile supporre che l'Anziano Ventrue si fidò di qualche alleato doppiogiochista... ma i dubbi non cambiano la storia: il complotto del Ventrue fu scoperto, l'Anziano e grossa parte dei suoi alleati furono portati a morte ultima dal neo eletto sceriffo Primo Filangieri.

LE GUERRE MONDIALI

La “Grande Guerra” colpirà atrocemente l'economia Italiana, aggravando ulteriormente la povertà del sud e minando inesorabilmente lo stato delle finanze del Clan dello scettro. Il momento di crisi economica del primo dopoguerra portò anche una forte sfiducia nelle figure più anziane del clan che, ancora una volta, si trovò a doversi rimettere in gioco partendo quasi da zero.

Proprio da queste incertezze i Ventrue videro, con la nascita del Fascismo, una nuova possibilità di crescita e guadagno. Immediatamente percepita la forza del movimento, il Clan infatti si legò ad esso profondamente favorendone il regime e inserendo propri Ghoul e Seguaci nei ruoli maggiormente importanti e investendo nelle sue industrie e mobilitazioni. I vantaggi individuali crebbero, e nuovamente il clan poté sentirsi sulla strada di una nuova affermazione economica. Ma ancora una volta, gli eventi danneggeranno il Clan. Con la caduta della dittatura svanirono anche tutti gli investimenti e le azioni dei Ventrue, che nuovamente si ritrovarono alle strette e gravemente danneggiati. Tuttavia una nuova figura farà la sua comparsa, dando speranza ma soprattutto spingendo con nuove forze il Clan dello scettro.

IL SABBAT

La destabilizzazione che era nata verso il finire del secondo conflitto mondiale condusse alle porte di Napoli un tremendo nemico. Dopo secoli di inattività nella zona partenopea, il Sabbat si scaglio con violenza sulla città disastrata dalle guerre. In principio, come tutti gli altri Fratelli, vari Ventrue caddero sotto i colpi della Spada di Caino ma, compresa l'entità della minaccia, tranne qualche singolo combattente i fratelli del Clan dello Scettro sparirono nel nulla, nascondendosi agli occhi degli alleati e dei nemici, difendendosi quel poco che bastava per garantire la personale sopravvivenza e unicamente tramite i propri seguaci e contatti. Alla difesa della città avrebbe pensato il Consiglio, i Ventrue sarebbero sopravvissuti in ogni caso.

INNICO D’AVALOS E SAVERIO SOMMA

Innico d'Avalos, un Ventrue ritirato dalla vita politica della società Cainita, tornò ad occuparsi dei propri fratelli forte delle proprie capacità di economista che gli permisero di mantenersi sempre un passo avanti ai capricci dei mercati mortali. Con le proprie ingenti finanze, rimaste intonse nonostante le crisi, l'Ancilla Anziana si prodigò per risollevare dal collasso tutti i suoi consanguinei. Contro lo scetticismo dei fratelli che si trovarono ad essere guidati da un quasi sconosciuto, un altro membro, più popolare, del Clan affiancò l'economista, forte di maggiore carisma e influenza tra i fratelli: Saverio Somma. L'eccellente collaborazione dei due esperti Ventrue riuscì a far rifiorire gli affari del Clan che, dopo una lunga assenza di figure capaci e di spicco cominciò a guardare come costante punto di riferimento il d'Avalos il quale, tuttavia, non rinunciò mai al suo distacco dalla politica Cainita di Napoli.

I CACCIATORI

La situazione degenerò ulteriormente negli anni sessanta, quando un nutrito gruppo di cacciatori scende a Napoli direttamente da Roma e, sistematicamente, comincia ad eliminare un numero sempre maggiore di fratelli. Il Consiglio si rivela incapace nello gestire questa emergenza, dando il via libera a Primo Filangieri, assolutamente incompetente nel risolvere un problema senza l'uso immediato della violenza, e le morti nella società napoletana aumentano.I cacciatori sterminarono quasi completamente i Clan Toreador e Malkavian e, convinti di aver annichilito la presenza Cainita a Napoli, fecero ritorno a Roma. Grazie alla scaltrezza e ai contatti di Saverio Somma, fu quasi certa la mano del consiglio dietro a questo massacro. Si sparse la voce che i cinque Brujah avessero sacrificato, rendendo noti i loro rifugi, i fratelli più vicini alla società mortale o che sarebbero potuti essere una minaccia per la Masquerade.

UNA NAPOLI IN GINOCCHIO

Alla criticità degli ultimi decenni, il consiglio non seppe rispondere. La presunta grandezza delle origini era oramai completamente dispersa ed il consiglio diventato una sanguinosa tirannide. Il malcontento aumentava ma non si palesava, per paura della violenta repressione perpetrata dalle mani insanguinate di Primo Filangieri, che oramai agiva libero e incontrastato ricoprendo il duplice ruolo di Sceriffo e Flagello. Ogni voce contraria al Consiglio veniva soppressa brutalmente e molte teste caddero sotto l'ascia di Filangieri, teste anche importanti come Greta Garofalo, primogenito Toreador, Tiresia, primogenito Malkavian, ma soprattutto Donato D'Ayala, primogenito Ventrue e ultima progenie di Guglielmo Reali.

La tensione era forte nell'aria della città, e una repressione su vasta scala sembrava quanto mai imminente, quando il Consiglio, sulla spinta di non si sa quale follia o terrore, svanì nel nulla, lasciando vuoto il trono di Napoli e lasciando una società devastata priva di una guida forte.

INNICO D’AVALOS SALE AL POTERE

Con un'azione del tutto inaspettata, però, Innico d'Avalos, il Ventrue ritirato dalla vita politica, occupò il posto precedentemente occupato dal consiglio, dichiarandosi il primo Principe di Napoli dopo 200 anni di egemonia del Consiglio. Affiancato e appoggiato da Fulvio Berrilli, Anziano e Primogenito del Clan Gangrel, da Bianca Spina, Reggente della Cappella Tremere, e dai rispettivi Clan, oltre che da Cristoforo Vivardi, primogenito Malkavian, il Ventrue non trovò un'opposizione che lo contrastasse ma anzi, dopo l'oppressione dei cinque Brujah, i Cainiti di Napoli guardavano con speranza al regno del nuovo Principe.

I due alleati più stretti del d'Avalos, Berrilli e Spina, furono ricompensati con le cariche rispettivamente di Flagello e Siniscalco, un nuovo consiglio dei Primogeniti fu creato e tutti coloro che appoggiarono il Principe nella sua ascesa ottennero un riconoscimento, compreso Saverio Somma, vecchio alleato di Innico, che ottenne il ruolo di Arpia.

Tuttavia, nonostante la saggezza del regno illuminato portato avanti dal nuovo Principe, un gruppo di fratelli guidato da Nicola de Capitani, riottoso Brujah vicino allo scomparso Consiglio, e composto da una decina di membri appartenenti ai vari clan, esclusi Ventrue e Nosferatu, assalirono il Principe nelle sue stanze del Castel Sant'Elmo. I rivoltosi, grazie ad uno dei passaggi segreti della roccaforte, arrivarono nella sala del trono dove oltre al principe trovarono Fulvio Berrilli, Bianca Spina e Dario Corinzio, Brujah che già all'epoca del consiglio parlò contro i 5 Brujah e contro la brutalità di Primo Filangieri. Il gruppo del de Capitani fu fermato e i componenti furono giustiziati sul posto ma il Principe, in preda ad una tremenda e paranoica furia, ordinò caccia di sangue sui sire e progenie di tutti i partecipanti all'agguato.

Dopo quella notte, il governo del Principe cambiò. Il Ventrue non espresse mai parola con nessuno delle sue motivazioni ma, in poco tempo, le sue posizioni si irrigidirono, la sua benevolenza e il suo giusto regno vennero meno dando spazio ad una fredda tirannide. La giustizia veniva sempre in un certo modo garantita, ma la violenza delle reazioni cresceva esponenzialmente con il tempo, al punto che Fulvio Berrilli, non riconoscendo più lo stesso Innico d'Avalos che aveva aiutato a salire sul trono, abbandonò il proprio ruolo di Flaggello e abbandonò in silenzio la città, svanendo nel nulla. La carica di Flagello passò dunque a Dario Corinzio, meno propenso a discutere gli ordini del Principe e più pronto ad usare la propria ascia. Qualche anno dopo farà la sua comparsa nei domini di Napoli Danilo Mazzacane, anarchico progenie di Fulvio Berrilli, invocando la convenzione delle spine e ottenendo ospitalità nei domini di Napoli.

LA FINE DEL REGNO

La presenza degli anarchici, in minor parte, e il ritorno dei cacciatori a Napoli mineranno il già incerto consenso del quale godeva il principe, mentre un insidioso morbo manifesta sempre più palesemente i propri effetti sui cainiti: il sangue nero, che rende impossibile creare progenie al portatore, che otterrà sempre e solo dei mostri completamente in preda alla bestia. Colpito da questo morbo si ritrova Danilo Mazzacane, leader degli anarchici, il cui tentativo di progenie aggredisce una giovane, ma promettente membro del Clan Ventrue. Il Principe approfitta della situazione per catturare Mazzacane il quale, a differenza della sua progenie, non viene giustiziato ma anzi, viene utilizzato dal d'Avalos come animale da compagnia. Il Ventrue infatti non esiterà a portarlo con se in catene anche ad una festa Malkavian, dove il gangrel svanirà nel nulla misteriosamente, a seguito di strani avvenimenti durante la stessa serata.

Intanto la minaccia dei cacciatori, dapprima creduta di minima importanza, si dimostra essere più pericolosa di quanto valutato: diversi membri dei clan scompaiono, tra i quali Saverio Somma, l'arpia del regno di Innico, e Cristoforo Vivardi, mentre all'interno della Camarilla napoletana si fa spazio l'atroce ricordo delle stragi perpetrate dai cacciatori negli anni sessanta, facendo crescere il malcontento nei clan Toreador e Malkavian, ancora fortemente toccati dall'argomento. Dopo diversi scontri e altrettanti errori portati avanti da Gangrel e Brujah, ma anche da due importanti esponenti del clan Tremere, finalmente uno squadrone composto da numerosi membri dei Cainiti di Napoli riuscirà ad individuare la base principale dei cacciatori, a Cuma, e dopo un violento scontro debelleranno definitivamente la minaccia. Nella stessa notte, i due anarchici restanti in città verranno giustiziati per aver attentato alla vita dell'intera società Cainita di Napoli e, subito dopo, anche Danilo Mazzacane farà la sua comparsa, comparendo dal nulla e cercando di attaccare il Principe che, tuttavia, lo arresterà con un braccio solo, bloccandolo. Impalettato e portato al cospetto di tutte le cariche della Camarilla, il Gangrel morirà in circostanze misteriose. Poco dopo, farà il ritorno come osservatore neutrale il Berrilli, il quale avrà un confronto verbale con il Principe dimostrando di avere ancora speranza nel suo operato.

A nulla servirono i doni del Principe, il quale concesse le università ai Tremere e i Teatri ai toreador, sottraendoli alle risorse del clan. Il malcontento cresceva, e con esso le risposte violente da parte della massima carica della Camarilla di Napoli. Diversi fratelli di diversi clan furono giustiziati per aver parlato troppo e, nell'ombra, un gruppo di fratelli lavorava per far crollare il regno del Ventrue, che troppo simile stava diventando al consiglio che aveva sostituito. Lentamente, il consenso del Principe fu mantenuto da una piccola manciata di fedeli.

Il complotto sarà però smascherato quando, ad una festa Malkavian, i congiurati faranno l'errore di far giungere la propria voce proprio a quei fedeli del Principe. Catturati, torturati ed appesi come macabri ornamenti presso la sala del trono di Castel Sant'Elmo, costringeranno all'azione il loro capo occulto, che si rivela essere Diana, la Brujah membro del Consiglio. La situazione degenera e Innico finisce per inimicarsi anche gli ultimi alleati che aveva, ordinando una caccia di sangue su Bianca Spina e richiamando a se Primo Filangieri, alla cui sola vista Dario Corinzio lo attaccherà, venendo poi esiliato dai domini di Napoli dal Principe. Oramai protetto solo da Primo Filangieri e da pochi membri di altri clan, Diana potrà fare il passo definitivo e, facendo irruzione in uno dei Concilium Umbrae, dopo un breve scontro porterà a morte ultima Primo Filangieri e, sul grido “Vendetta!”, giustizierà Innico d'Avalos, assurgendo così alla carica di Principe.


PERSONALITÀ NOTEVOLI DEL CLAN

INNICO IV D'AVALOS

Innico d'Avalos era famoso nel clan per le sue capacità visionarie legate all'economia. Fu sempre in grado di anticipare i capricci del mercato economico globale, cosa che gli garantì nei secoli la possibilità di accumulare ricchezze spropositate, laddove i fratelli del suo clan si lasciavano trasportare dalle onde dell'economia umana. Attivo ai tempi precedenti ed iniziali del consiglio all'interno della politica cainita, decise di ritirarsi da questa poco dopo l'avvento dei cinque, quando capì come si sarebbero evolute le cose.

Ha salvato dalla miseria il suo clan facendo ritorno nella società dopo la Seconda Guerra Mondiale, conducendo verso una nuova stabilità il Clan dello Scettro grazie alle sue immense capacità finanziarie. Dopo la morte di Guglielmo Reali, nonostante sia sempre il membro più anziano del Clan, rifiuta la carica di Primogenito, disinteressandosi completamente della carica e tenendosi sempre al margine della politica. Gli avvenimenti però si susseguono in maniera opposta alla sua volontà, e diventa irrimediabilmente un punto di riferimento per tutti coloro che provano del malcontento nei confronti del consiglio, mettendolo più volte nei guai con Primo Filangieri.

Divenne un Principe Illuminato, rispettato se non amato dai suoi sudditi, subito dopo la scomparsa del consiglio e un Despota Violento verso la metà degli anni novanta, comportamento che porterà poi alla sua caduta dal trono e alla sua morte per mano di Diana, Brujah del Consiglio.

CARICHE INTERNE DEL CLAN

Il clan Ventrue è un clan che adora la gerarchia e le cariche, non limitandosi esclusivamente a quelle della Camarilla, ma creandone alcune interne. E' ovvio che le punte più alte di queste cariche sono ambite quasi quanto i titoli nella Camarilla, ma non c'è bisogno di dire che più in alto si sale... più sarà dura la caduta...

MANAGER (PRAETOR)
Il praetor è la carica più alta alla quale un Ventrue possa aspirare a Napoli. Oltre ad essere un fratello di comprovata astuzia e dignitas, deve anche saper gestire gli affari dei sangue blu e mantenere a sue spese il luogo di ritrovo del clan. La carica non da poteri particolari all'interno del clan, ma solo per averla (cosa non facile) ci si guadagna il rispetto di tutti i nobili della città (senza ovviamente contare i contatti e le risorse che si ottengono manipolando gli affari di tutti).

SUPERVISORI (AEDILES)
Sono i segretari del Praetor, si occupano di tenere sotto controllo quello che il manager non può, o non vuole guardare, programmano gli affari di ogni notte e sono i portavoce del loro superiore. Un Aedil deve essere un Ventrue di comprovata stima, capaci di portare a termine i compiti assegnatigli senza aiuto esterno. Solo un Praetor può nominare gli Aediles.

CAPISQUADRA (QUESTORES)
Questi Ventrue sono solo un gradino sopra il normale membro del clan, e spesso hanno ottenuto questa carica grazie a qualche lavoro svolto bene per gli Aediles. Si occupano dei lavori più “sporchi” per conto di chi è sopra le loro teste.

SOCI (EIREN)
Questo è il livello base del clan. Qualsiasi nuovo abbracciato parte da questo livello, dovendo lentamente affrontare la scalata che lo porterà al successo... o alla tomba...

SUGGERIMENTI INTERPRETATIVI

Membro di una famiglia benestante, arrampicatore sociale senza pietà, politicante o economista che sia, un Ventrue è e sarà sempre inesorabilmente legato al suo desiderio di Potere. Le sue ricchezze sterminate, le infinite schiere di seguaci e contatti a nulla servono se non a garantire una crescita della sua posizione sociale all'interno della Camarilla. Del resto, se non avessero i Ventrue il potere non avrebbe senso, NON POTREBBE ESISTERE, una Camarilla. Loro sono L'ANIMA della Camarilla! O almeno, è quello di cui sono certi e che non potrà mai essere messo in dubbio...

Il punto focale su cui concentrarsi, quando si gioca un Ventrue deve essere la propria origine, la motivazione che ha spinto il proprio sire ad Abbracciare il proprio personaggio. In vita eri un notevole politico? Ti sei fatto notare per le tue manovre economiche? O forse per il sangue freddo che hai avuto nel realizzare qualcosa di imponente a scapito di altri, magari tuoi cari? Questi sono tutti spunti tra i tanti che potrebbero caratterizzare il tuo personaggio. Decidere questo punto di partenza è fondamentale poiché andrà a determinare il tuo approccio, il tuo metodo per la scalata sociale all'interno della Camarilla. Potrai tranquillamente interagire con gli altri clan, anche se raramente collaborerai con soggetti non appartenenti al Clan dello Scettro. I membri del clan, infatti, possono essere molto legati tra loro, sempre che le rispettive sfere di potere non si tocchino. Se la cosa dovesse accadere, uno dei due si ritroverà a breve senza più niente. O peggio.

Per concludere, vanno specificate anche le attitudini relazionali: come già detto, un Ventrue tende a lavorare prevalentemente con altri Ventrue. I Toreador potranno essere utili per qualche scambio estetico, i Tremere per qualche scambio culturale, gli altri Clan saranno invece solo strumenti, preferibilmente non necessari, per poter salire di un altro gradino la scala sociale. Anche la struttura sociale interna al Clan non è esente da limiti: di natura, i Ventrue riconoscono il valore di un loro pari solo se si è effettivamente guadagnato in qualche modo il potere che detiene. Inoltre, sono molto rigidi e formali anche tra di loro, preferendo quasi sempre il Lei e astenendosi da ogni forma confidenziale nel dialogo. Sono anche fortemente misogini, e per una donna è sempre molto più difficile ottenere il riconoscimento rispetto ad una sua controparte maschile.