I TOREADOR A NAPOLI

Il clan Toreador può vantare a Napoli antiche origini ed una duratura fortuna nel dominio, inoltre un enorme numero di esponenti stranieri del clan si sono avvicendati nelle notti partenopee, sedotti dalle bellezze naturali ed artistiche della città e dai movimenti culturali nati o fioriti tra i suoi intellettuali. I Toreador non sono fatti per restare a lungo nello stesso luogo, e talvolta aborrono ricordare, tanto che gli artisti più capricciosi si disfano delle loro opere più belle perché stanchi della loro vista, o perché la loro musa li ha abbandonati. Dunque ciò che il clan meglio ricorda di se stesso è che durante l’epoca borbonica il numero dei suoi membri aumentò in maniera considerevole, soprattutto negli ambienti aristocratici di una Napoli opulenta e decadente.

Il lungo regno del Consiglio ha lasciato indifferenti alla politica i figli della rosa. Essi hanno sempre considerato i Brujah un po’ patetici nel loro inseguire degli ideali che forse sono ancora più effimeri e indefinibili della Bellezza. E dunque pur ammettendo la similitudine tra il loro clan e gli anarchici non hanno mai stabilito durature alleanze volte a ottenere favori e prestigio politico.

Durante il tentativo di golpe guidato da Guglielmo Reali intorno agli anni venti, il clan decide di non schierarsi. E, nonostante non abbia appoggiato il traditore, la mancanza di sostegno verso il Consiglio viene letta dai brujah regnanti quasi come un aperto dissenso verso il loro dominio. Ciò creerà negli anni a venire dissapori tra il clan della rosa e i Brujah. E una stretta osservazione del clan da parte del rigido Filangieri.

La rabbia, l’odio e la violenza sviluppatesi tra i mortali durante la seconda guerra mondiale si ripercuotono anche tra i toreador, che più sono vicini al mondo mortale. In questo periodo vengono create le “locande del terrore” luoghi nascosti dove si radunano vacche e fratelli per poter dare sfogo ai loro più oscuri desideri ed esorcizzare la morte… o venerarla in una forma di ricerca del piacere oscura e morbosa.

Fino al 1960 il clan decide di continuare a restare politicamente neutrale, soprattutto visto i precedenti con il Consiglio; i suoi membri perseguono interessi per lo più individualistici.

1960 – Colpito maggiormente dalla piaga dei cacciatori di vampiri, anche a causa di membri che si erano particolarmente esposti, il clan viene richiamato a forza nella vita politica notturna napoletana. Sempre in questo periodo i Toreador si avvicinano all’arte contemporanea diventando mecenati ed interessandosi alle produzioni teatrali e musicali della città.

Ben presto anche a Napoli si diffondono le droghe, ed i Toreador sono come sempre i più curiosi, i più attenti alle modifiche che si produrranno nella società mortale in virtù di questo nuovo fenomeno. Spacciare diventa una attività non solo lucrativa, ma “divertente” nell’accezione dei figli della rosa… le droghe svelano nuove dimensioni dell’Io e dell’essere che non possono non solleticare i Toreador. E proprio perché il gioco è pericoloso, come una danza in cerchi di fuoco, è ancora più affascinante. La Masquerade è un ostacolo ingombrante ma non insormontabile, e Greta Garofalo, allora primogenita, fatica a contenere i suoi fratelli, ed in particolare Eduardo Viviani.

Intorno al 1980 però, Greta scompare misteriosamente, forse per essersi resa invisa a Primo Filangieri, forse per ragioni squisitamente personali. Il clan conosce un momento di confusione e di nuovo terrore.

1990 – I Toreador appoggiano dunque l’ascesa al trono di Innico d’Avalos, rincuorati dalla sparizione del Consiglio, con il quale non era mai corso buon sangue. Negli anni che seguono la nuova guida del clan, Viviani, tenta di assumere un maggiore potere cittadino, e di espandere i domini del clan con alterne fortune viste le sue attività ai margini del lecito e la sfiducia che il Principe nutre nei suoi confronti.

Non partecipano al tentativo di golpe del 95 ai danni di Innico d’Avalos, anche se proprio in questo periodo nascono alcuni screzi con il clan Ventrue, colpevole di volere il controllo dei musei e delle belle arti di Napoli. Nonostante l’aperta opposizione dei Toreador, i Ventrue riescono comunque ad appropriarsi dei musei.

Nei successivi tredici anni nulla sembra mai davvero cambiare a Napoli. I governi si succedono, i vampiri trascorrono le loro immortali ed immutabili esistenze, e nessuno comprende l'urgenza di vivere nell' hic et nunc come il clan della rosa. Che malgrado aver sofferto degli strali della sorte, della caccia spietata di mortali fanatici e illusi, non può che assecondare la propria natura, e tornare a mescolarsi alle splendide vacche che spandono troppo brevemente la loro effimera luce di passione.

Eduardo Viviani continua a cantare notte dopo notte il suo inno alla trasgressione di ogni regola sociale. Il clan si divide tra il richiamo di tanta sensuale euforia e l'amore per l'arte, forgiando fragili alleanze con gli altri cainiti. Ben presto Viviani, già inviso al Principe, è costretto ad allontanarsi da Napoli perché in alcuni locali di sua proprietà si succedono incidenti che minacciano la Masquerade e la sicurezza del regno di Innico. Incerto del proprio futuro, il clan della rosa si lascia tentare dalle idee rivoluzionarie dei brujah fino ad appoggiare attivamente l’ascesa di Diana.

Nella nuova Napoli del principe Brujah il clan cerca ora affermazione sociale e politica, pronto a confrontarsi con gli altri cainiti, forte delle personalità dei suoi membri.

ESSERE TOREADOR…

LA VITA, LA MORTE, LA BESTIA

Cos’è la Bestia? La vera essenza del vampiro? O semplicemente il suo essersi preso gioco della vita e della morte? Forse è ciò che tiene prigioniera la sua anima, divorandola poco a poco, succhiandone il midollo fino a trasformarlo in una creatura ferina affamata di sangue e di morte. Alcuni credono che vivere una vita ascetica, privandosi di molto, nutrendosi solo lo stretto necessario, ricordando quanto orribile sia in sé l’atto di bere la vitae che anima tanto i mortali quanto i vampiri, tenga a bada la bestia. Catene di rigore e di moralità per essere lo spettro dell’essere umano di un tempo. Altri viceversa ne zittiscono le urla mantenendola satolla… nutrendosi ogni notte, cancellando l’orrore del gesto di affondare le zanne nel corpo caldo di un umano ignaro con la ripetizione… fino a che la morte stessa della preda/vittima non abbia più importanza.

La Bestia e l’Anima… impegnate in un eterno duello tra ciò che è vivo e ciò che è morto dentro un vampiro. E per un Toreador questo conflitto è ancora più aspro e terribile, fino a divenire l’essenza stessa delle sue notti. Inoltre… l’Umanità fornisce straordinari esempi di egoismo, invidia, avarizia, ipocrisia… non è facile identificare come “umano” tutto ciò che di buono si può provare… tanti istinti di distruzione o di soddisfazione dei propri bisogni provengono dalla natura umana più che da quella bestiale di un Toreador. Forse è più giusto dire che non c’è nulla di buono o cattivo a questo mondo… visto che tutto può essere “buono” o “cattivo” a seconda dei punti di vista. Un Toreador non vive alla ricerca di ciò che è giusto o sbagliato. Vive per soddisfare la sua musa, per inseguire il proprio piacere, per essere un individuo imperfetto e unico. E questo è… inevitabile e necessario, non giusto o sbagliato.

IL MISTERO DELL’AMORE

Forse davvero il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte, come diceva Oscar Wilde. E per i Toreador questa è la più significativa e crudele delle realtà. Amare ed essere amati. Amare o essere amati. Ancor più che la propria arte, essi cercano l’amore per sentirsi vivi. Tentano di legarsi agli umani per assaporare ancora le sensazioni ed il calore del contatto, ma terrorizzati dall’eternità possono cercare gli uni negli altri, o con fratelli di altri clan, un legame da chiamare ancora amore. L’amore è come il più prezioso dei beni per i vampiri del clan della rosa, una fonte di rinnovamento che impedisce loro di divenire freddi e duri quanto i loro cuori, quanto la loro pelle. Ma è anche una terribile, insidiosa debolezza. L’amore offre ostaggi alla sorte. L’amore insegna il significato più profondo della perdita. L’amore per una creatura che è già vissuta ed è già morta può essere solo tragedia.

I Toreador che si innamorano di mortali possono avere nei loro confronti un atteggiamento duplice… alcuni si rifiutano di nutrirsi da loro o di mostrargli la propria natura vampirica e bestiale, per proteggerli e non infrangere il proprio sogno di umanità trasfigurata negli occhi dell’amato. E dunque l’oggetto del loro amore non può essere gregge e non può essere preda. Per altri il Bacio, ovvero l’atto di nutrirsi, non è che il vero, estremo gesto d’amore. Del resto per un vampiro il sangue è cibo, bevanda, passione e sola vera droga.

L’ARTE, L’ENNUI, LA VENDETTA

I Toreador hanno un controverso rapporto con l’arte. Il gusto e l’espressione artistica non sono oggettivi, non possono essere per definizione parametrizzati. E dunque, all’estremo, se sei un artista sta notte potresti essere solo un poseur domani. In più la nonvita getta un insidioso velo sui sensi e sulle cose… capace di ovattare le vere emozioni e l’autentico talento artistico. Spesso per un Toreador donare l’abbraccio e la vita eterna ad un artista è un sublime atto di ripicca, un modo di fermare la bravura nell’ambra o di tarpare la grandezza che solo un mortale può in realtà raggiungere. Perché la vera bellezza, la vera arte, sono nell’effimero. E dunque sfuggono a chi è eterno e immutabile. E proprio per questo i Toreador, che più degli altri cainiti percepiscono come un dolore acuto il passare del tempo attorno a loro, possono cadere vittima di un invincibile sentimento di noia… l’ennui. L’ennui è ciò che sopisce ogni istinto del Toreador, dalla sua ricerca del piacere e dell’estetica alla sua passione per l’intrigo e la vendetta. Perché la vendetta è la più raffinata tra le forme d’arte, ed anche se i moralisti cercano di definirla giustizia la verità è che è il più crudele e divino dei piaceri.

GERARCHIA, POTERE, CAMARILLA

I Toreador spesso non hanno una precisa gerarchia all’interno del clan. Il prestigio e la popolarità dettano legge nel clan della rosa, ma sono difficili da mantenere in una società elastica come quella dei vampiri. Anche il loro operare attraverso tempi rapidi, più simili a quelli dei mortali, rende inutile lo stabilire dei ranghi rigidi e precisi tra loro. I Toreador sono sostanzialmente di indole troppo capricciosa per preoccuparsi dei formalismi e di stabilire rapporti duraturi con i propri simili. Eppure sarebbe sciocco chi pensasse che la loro natura incostante ne fa dei cattivi politici. Questo non è necessariamente vero. Spesso ottenere influenza politica non è un obiettivo diretto, come per i Ventrue, ma piuttosto un risultato di ciò che i Toreador sono nella società vampirica: essi la plasmano veicolando i pettegolezzi ed il favore dei potenti piuttosto che assumendo il potere personalmente ed esponendosi. Molti Toreador considerano il Potere quasi come un amante… lo desiderano, lo concupiscono, lo ottengono, lo lasciano solo per desiderare di averlo ancora, in una sorta di danza con un suo ritmo segreto. La Camarilla è un perfetto teatro per le loro aspirazioni, ed i Toreador la supportano senza riserve. Esiste per tenere i clan allineati… e l’allineamento dei clan tiene in piedi la Camarilla stessa, in un equilibrio vantaggioso. Un equilibrio che protegge infine le prede mortali e i predatori vampiri… e le prede dai predatori, permettendo il contatto e la simbiosi tra cainiti e umani.

PERSONALITÀ NOTEVOLI DEL CLAN

EDUARDO VIVIANI

Eccentrico e trasgressivo, questo artista vede la luce come attore e scrittore di teatro, trasforma ben presto tutta la nonvita in un teatro macabro delle passioni e delle pulsioni più oscure del genere umano. I mortali sono le sue bambole, le sue marionette, i suoi strumenti ed i suoi attori più bravi. Con i mortali vive in una controversa, pericolosa simbiosi in cui i suoi ghoul ed il suo gregge arrivano a possedere troppi segreti. Troppo incurante delle convenzioni sociali per mantenere un vero prestigio politico, perde il favore del principe D’Avalos ma riesce a rientrare in quello di Diana, assurgendo a un nuovo status all’interno di un clan che nutre nei suoi confronti fascino ma anche fondamentale sfiducia.

CRISTIANO D’AGLIE'

Si dice un artista, ma ha smanie da poseur questo misterioso fratello che si mantiene ai margini della vita del clan e della Camarilla. Viaggia spesso per trarre ispirazione per la sua arte, o per farsi mecenate di nuovi artisti di cui scopre il talento. D’Agliè è un astuto diplomatico, che difficilmente si sbilancia nei giudizi, e si nasconde dietro una apparenza frivola. Ben poco è noto del suo passato e dei suoi legami con i vampiri napoletani, eppure col suo modo di fare blando e conciliante riesce a non farsi percepire mai come una minaccia.

SUGGERIMENTI INTERPRETATIVI

Costruire un personaggio Toreador fuori dallo stereotipo ma che al tempo stesso incorpori le sfaccettature che il clan offre può essere una autentica sfida interpretativa. Non ci sono regole, è importante partire da una personalità ben definita perché i Toreador coltivano un autentico culto della propria personalità… pregi e difetti sono da loro estremizzati, fino a divenire quasi orpelli del personaggio stesso. Essere artisti o poseur non esaurisce le possibilità da esplorare con un personaggio toreador. E’ importante dedicare cura al background e ai dettagli caratteriali, che saranno il fulcro dell’interpretazione. Il costume ed i vezzi con cui si presenterà agli altri aggiungeranno sostanza e spessore al personaggio, risultando quanto mai primari nella sua creazione. Non vi sono regole nei rapporti da intrattenere con gli altri cainiti, i Toreador obbediscono solo ai propri scopi e ai propri impulsi.