I GANGREL A NAPOLI
IL BRANCO, LA SUA PRIMA FORMA
Non si sa ne perché, ne quando il clan delle bestie sia arrivato a Napoli. Molti suppongono che risiedessero su questa terra ben prima della fondazione della città, e che si nascondessero nei boschi alle pendici del monte Somma, dove venivano venerati come divinità pagane dai popoli primitivi dell'epoca. Il mondo era molto più selvaggio allora e il branco, probabilmente composto di fratelli slegati tra di loro, si trovava spesso a lottare contro altre creature sovrannaturali che infestavano la zona, non senza dure difficoltà e grosse perdite. I contatti con il mondo umano erano ridotti al minimo e, anche con la fondazione della città da parte dei Greci, raramente i membri del clan delle bestie si avventuravano nella troppo popolosa Partenope, preferendo restare nelle più sicure e affine ambiente selvaggio.
LA FRATTURA DEI BRANCHI
Purtroppo, anche se i Gangrel avrebbero voluto rimanere fedeli alle proprie tradizioni, il mondo intorno a loro cambiava radicalmente, e li avrebbe portati a prendere decisioni difficili. Il periodo medievale fu durissimo: l'affermarsi della religione cattolica, l'espandersi delle città e il nascondersi progressivamente nell'ombra degli altri fratelli erano solo il presagio di quello che stava per accadere. Dalla “vicina” Benevento, iniziarono ad arrivare storie crudelissime di fratelli catturati durante il giorno ed esposti alla luce solare da comuni esseri umani. Il mortale flagello dell'inquisizione era arrivato anche in Campania, ed i fratelli di tutti i clan tremavano al solo sentire quel nome. Anche il branco era stato, seppur in minima parte, intaccato e alcuni fratelli più giovani ed inesperti erano stati arsi dai cacciatori. Lo scontento e la paura, un'emozione che non veniva più provata da secoli, iniziò a serpeggiare tra i neonati del clan delle bestie, creando un frattura tra i membri più anziani e quelli più giovani. Non dopo molte lotte e discussioni si arrivò ad una decisione: il branco si sarebbe diviso. I fratelli più vulnerabili si sarebbero rifugiati nella città di Napoli, dove avrebbero chiesto protezione agli altri clan, mentre i membri più anziani si sarebbero mossi verso sud, cercando di allontanarsi dai cacciatori per abbastanza tempo da far perdere interesse ai volubili umani. Queste erano le decisioni prese, e questo fu fatto. Per la prima volta dai tempi antichissimi il branco si era diviso.
GLI ALFA
La vita all'esterno della città diventava ogni notte più difficile, le zone boschive andavano diminuendo e le città, che ormai assomigliavano sempre di più alle grandi metropoli che sarebbero diventate, spuntavano sul suolo campano come funghi. Le lotte con i lupini diventarono più insistenti, e sempre più spesso fratelli venivano portati alla morte ultima dai minacciosi artigli di un licantropo, colpevoli di aver scelto la zona di caccia sbagliata nelle sempre più esigue risorse forestali dell'epoca. La non-vita al di fuori del centro abitato si era dimostrata più difficile di quanto avevano immaginato, colpevoli anche i cacciatori, che a differenza delle previsioni degli anziani non avevano lasciato perdere così facilmente e anzi alle generazioni precedenti se ne erano sostituiti più giovani e a volte con più foga dei loro predecessori. Il branco si ritrovò ad aver bisogno di qualcuno che lo conducesse al di fuori di questi pericoli. Per la prima volta venne scelto un vero e proprio capo, che venne chiamato Alfa. Era colui che aveva dimostrato più valore in battaglia, colui che riusciva a spianare la strada al branco nelle infinite peripezie delle notti campane, colui che dipanava le diatribe tra i fratelli senza l'uso degli artigli. Era un saggio, un capo e un forte avversario. Con l'aiuto degli Alfa, che cambiava solo con la morte ultima del precedente, il branco riuscì lentamente a spostarsi sino agli estremi limiti sud della campania.
LA GRANDE CITTÀ
Se le cose per il branco esterno non erano facili, nemmeno per il branco che si era rifugiato all'interno della città le cose andavano benissimo. Giovani ed inesperte, le bestie che avevano cercato rifugio all'interno di Napoli si erano trovate davanti ad una situazione completamente diversa da quella che si aspettavano: gli umani ignoravano completamente la presenza degli esseri sovrannaturali in città e i vampiri si destreggiavano in una danza politica tutta propria. Danza alla quale ovviamente i Gangrel non erano avvezzi. Fu un periodo duro, con il branco ignorato dagli altri fratelli, e spesso addirittura bistrattato, usato spesso come capro espiatorio nelle dure lotte tra i clan. Molti fratelli non resistettero a queste vessazioni e compirono gesti assurdi, spesso violando le tradizioni o a volte fuggendo dalla città solo per cadere inermi sotto i numerosi pericoli che li attendevano all'esterno. Le cose si andarono placando quando, con il consiglio salito da poco al trono, un giovane Gangrel si fece avanti. Il suo nome era Francesco Caracciolo, ex ammiraglio della regia Marina del regno di Napoli, che in vita aveva combattuto fianco a fianco dell'ammiraglio Nelson. Caracciolo, già avvezzo ai giochi di corte e alla spietata politica dei Borboni, non ebbe difficoltà ad adattarsi alla politica vampirica e in pochi anni divenne il Gangrel di riferimento del consiglio per le decisioni riguardo il branco, e come primogenito riuscì a far pesare la presenza dei Gangrel all'interno della città.
L'ARRIVO DI FULVIO BERRILLI.
Verso la metà del XIX secolo, con l'espandersi delle città, alcuni piccoli branchi che erano rimasti nei dintorni di Napoli, vengono assorbiti forzatamente all'interno delle mura dei centri abitati. Uno di questi branchi è guidato da Fulvio Berrilli, anziano del clan ed Alfa del gruppo. Le idee di questo nuovo Gangrel però cozzano decisamente con quelle di Caracciolo: infatti Fulvio è ancora legato agli ideali delle bestie dei branchi esterni alla città, e per lui è inconcepibile quanto il branco napoletano si sia inchinato ai voleri del Consiglio. Li ritiene deboli, pavidi, e ormai troppo interessati alla politica vampirica per essere considerati dei veri guerrieri. Più di una volta gli incontri del branco diventano vere e proprie zuffe tra Berrilli e Caracciolo, e questa debolezza interna del clan viene utilizzata dai detrattori delle bestie per screditarli agli occhi del consiglio. Francesco, però, lungimirante, si rende conto che questa lotta avrebbe potuto distruggere in pochi anni tutto quello che ha costruito con fatica e sudore di sangue. Berrilli è troppo forte perché possa essere messo a tacere con la forza, e le sue idee di politica sono decisamente anacronistiche per il periodo in cui si trovano. Quindi fa una proposta: Caracciolo sarebbe rimasto primogenito del clan, occupandosi delle relazioni con il consiglio e con gli altri clan, mentre Fulvio sarebbe diventato l'Alfa del branco, con il compito di mantenere attivo e preparato il branco contro i mali futuri. L'anziano Gangrel accettò questo compromesso, e quello fu uno dei periodi più fiorenti del clan Gangrel qui a Napoli.
L'OGNICOSA DELLA LUNA ROSSA
Le notti passavano veloci e i Gangrel acquistavano sempre più potere all'interno della città. Fulvio osteggiava ancora la politica del consiglio, ma grazie alle manovre politiche di Caracciolo la cosa riusciva a passare in sordina, e tutti clan agognavano ad una forte alleanza con le bestie. Poi la prima notte del XX secolo un ululato arrivò dall'esterno della città, mentre una luna rossa come il sangue si alzava placida dalle acque del golfo. Qualcuno alle pendici del Vesuvio aveva indetto un incontro Gangrel, un'ognicosa, un raduno sacro per le bestie, dove, su un territorio ritenuto sacro gli unici combattimenti concessi sarebbero stati quelli rituali. Tutto il branco napoletano si recò all'incontro, e per la prima volta dopo numerosi secoli il branco campano era riunito di nuovo. Colui che aveva indetto l'incontro era Summano, un vecchio Gangrel appartenente al branco che si era mosso verso sud durante la prima comparsa dell'inquisizione. Summano e tutti i suoi seguaci erano, nel tempo, rimasti fedeli a quella idea di superiorità sull'umanità, avevano ripudiato con forza le idee della Camarilla, abbracciando con vigore la strada del Sabbat. Summano aveva chiamato l'ognicosa per fare al branco campano una proposta: passare al Sabbat per marciare insieme sulla città e conquistarla in onore della spada di Caino. Il rifiuto di Berrilli e Caracciolo fu netto, nessuno dei due si sarebbe piegato al volere di Summano e avrebbe tradito Napoli. “”Il sangue è importante per un Gangrel, ma l'onore ancora di più...” furono queste le parole di chiusura infuocate di Fulvio, e l'anziano sabbatico le prese come un'accusa e un'offesa. Impossibilitato a violare i vincoli sacri dell'ognicosa, si allontano dal raduno, minacciando di ritornare e di portare la morte ultima ai due Gangrel camarillici e di radere al suolo l'intera città di Napoli.
LE DUE GUERRE
Il periodo delle due guerre passo quasi indenne per il clan delle Bestie. Mentre le bombe fischiavano sulla città e molti clan si nascondevano per il terrore in rifugi fortificati, i Gangrel erano in prima linea nelle guerre mortali. Molti si travestivano da soldati di una o quell'altra fazione per poter combattere e cacciare in assoluta tranquillità. La naturale resistenza e le loro innate abilità marziali si rivelarono fondamentali per sopravvivere in quel periodo oscuro dell'umanità. Spesso fratelli sotto mentite spoglie cambiavano l'esito di combattimenti fondamentali. Leggende vogliono che durante le Quattro Giornate di Napoli, fratelli del clan delle Bestie erano insediati nei punti fondamentali della rivolta, proteggendo i civili dal fuoco delle mitragliette tedesche, e cibandosi dei feriti.
Con il finire della guerra la città era devastata, e la maggior parte dei rifugi che i Gangrel usavano più spesso ridotti ad un cumulo di macerie fumanti. Il clan decise allora di disperdersi, ritornando all'esterno della città, nei pochi boschi rimasti in piedi dopo il conflitto, mentre aspettava quella che sarebbe dovuta essere la ricostruzione umana. Purtroppo mai errore fu più grave.
IL SABBAT ATTACCA
Fu proprio poco prima del finire della seconda guerra mondiale che la situazione precipitò. I Gangrel che si erano allontanati dalla città furono i primi a cadere durante l'attacco sabbatico di quelle notti. Singoli fratelli del clan delle bestie venivano accerchiati e massacrati dagli artigli del branco di Summano. E mentre il clan Gangrel era occupato all'esterno della città nella rovinosa lotta contro i Gangrel del Sabbat, la spada di Caino entrava in città mettendo a ferro e fuoco qualsiasi cosa incontrasse. Furono notti nere quelle, mentre i fratelli del branco venivano portati alla morte ultima in mortali imboscate, Fulvio fece valere il suo ruolo di membro Alfa del branco, cosa che non faceva da anni, per prendere il controllo dei fratelli e organizzare un contrattacco contro il branco di Summano. Divise il clan in due gruppi, uno guidato da se stesso e un altro con a capo Francesco Caracciolo. Il gruppo di Berrilli sarebbe dovuto avanzare scoperto, sino al cratere del Vesuvio, luogo di rifugio del branco avversario, mentre il gruppo guidato dal Primogenito avrebbe dovuto sorprendere alla spalle Summano ed i suoi a lotta già iniziata, facendo pendere vertiginosamente il piatto della bilancia dal lato camarillico. Purtroppo qualcuno aveva tradito e quando Fulvio ed i suoi arrivarono in cima al Vesuvio, il gruppo guidato da Caracciolo era stato completamente sterminato. Scoppiò un'immensa battaglia in quel luogo oscuro lontano da occhi mortali. I Gangrel del Sabbat e della Camarilla si affrontarono senza esclusione di colpi e molti fratelli morirono sia dall'una che dall'altra parte. Pochi furono i sopravvissuti e lo scontro finale avvenne tra i due Alfa. Summano e Fulvio si affrontarono con gli artigli sporchi del sangue degli altri fratelli, e dopo minuti di estenuanti combattimenti, non senza aver subito numerose ferite, Berrilli portò alla morte ultima il Gangrel Sabbatico. Fu però un amara vittoria per le bestie della Camarilla, in quanto numerosi fratelli avevano perso la vita in quel durissimo scontro, e leggende vogliono che Fulvio porti ancora dentro il suo errore di valutazione nel pianificare quell'attacco.
LA FINE DEL CONSIGLIO
Il sangue nero, i cacciatori, l'attacco sabbatico avevano provato ulteriormente la già scarsa approvazione del consiglio nei fratelli Napoletani. L'aria si tingeva di rivolta, mentre lentamente diverse fazioni nella Camarilla andavano formandosi. Nel frattempo, con la morte di Caracciolo, l'intero branco si era stretto intorno a Fulvio, chiedendo una guida agile e sicura che sapesse muoversi negli intricate macchinazioni politiche della vita notturna napoletana. Purtroppo Fulvio, che aveva definitivamente abbandonato il ruolo di Alfa dopo lo scontro nel cratere del Vesuvio, non era un grande affabulatore, ne era adatto agli scontri politici che avvenivano sopratutto in quelle notti tumultuose. E mentre un sanguinario Primo Filangieri, sceriffo del consiglio, faceva in quel periodo il bello e il cattivo tempo, un giovane Ventrue, Innico d'Avalos, prese le parti dei Gangrel nella guerra segreta napoletana. Adesso avevano di nuovo qualcuno che riuscisse a gestirsi la politica e anche se non faceva parte del branco si dimostrò degno di ottenere la fiducia di Fulvio. Non ci furono grosse sorprese quando, sparendo misteriosamente i membri del consiglio, il clan Gangrel appoggiò la salita al trono del Ventrue, coadiuvati dal Clan Tremere, e da quei Brujah che non avevano mai sopportato i metodi poco chiari del Consiglio. Quando Primo Filangieri si ribellò fu lo stesso Berrilli a ridurlo al silenzio, e accaparrandosi così anche la fiducia dei Ribelli, che non avevano un capo carismatico ormai da numerosi anni.
IL REGNO DI INNICO E FULVIO
L'incoronazione a principe di Innico d'Avalos, come già detto, fu sostenuta da diversi clan, non ultimi il clan Gangrel, che, spinto da Berrilli, vedeva nel Ventrue una figura di regnante adatta e dagli ideali illuminati. Probabilmente però fu la scomparsa di Francesco Caracciolo, e quindi di un appartenente al branco che avesse ben chiara la situazione politica napoletana, a far cercare una figura di riferimento all'esterno. Non sapremo mai se Innico approfittò di questa ricerca disperata delle bestie, fingendosi il vampiro giusto e onorevole che poteva rispecchiare una volta sul trono i principi del branco, o se in quei anni veramente lo fosse, fatto sta che i primi anni di trono, complice la presenza dell'anziano Gangrel come Flagello, furono un'utopia difficilmente ripetibile.
Innico
era giusto e duro allo stesso tempo, capace dispensatore di punizioni
e di ricompense, riusciva ad attirare sotto di se molti seguaci che
lo avrebbero seguito sino in capo al mondo. Nonostante la sua carica
di Flagello, Berrilli, non dovette mai spiccare una testa dal collo
per tutta la durata del suo mandato. Sino ad una tristissima notte
del 1995.
FULVIO SE NE VA
Per quanto sia giusto ed onesto un regnante, rimane sempre un tiranno. Così è, o almeno così la pensavano un gruppo di vampiri che non vedevano di buon occhio il regno di Innico d'Avalos. Guidati da Nicola de' Capitani, brujah fedelissimo del consiglio, già da un po' di tempo stavano organizzando un attacco all'interno delle stanze private del principe per portarlo alla morte ultima. Purtroppo (o per fortuna) non erano astuti quanto pensavano di essere e la notizia era trapelata rendendo il loro attacco un completo fiasco, facendoli catturare ed esporre al sole della piazza d'arme di Castel Sant'Elmo. Quella notte però, quando l'assalto fu portato, qualcosa all'interno di Innico si ruppe, o forse ritornò ad essere quello che era prima. Smise di essere il principe giusto, tradendo tutti gli ideali di fiducia che i Gangrel e lo stesso Berrilli avevano idealizzato in lui. Con gli anni diventò sempre più crudele, a volte senza motivo, duro con i suoi sudditi e spesso le teste venivano troncate anche per gli errori più insignificanti. Fulvio aveva commesso un altro errore di valutazione affidandosi ad Innico, e a nulla valsero le sue parole accorate, disperato tentativo di riportarlo sulla giusta via. Così quattro anni dopo l'attacco nelle stanze del castello, Fulvio Berrilli decide di abbandonare la carica di Flagello e di lasciare Napoli.
Con l'uscita di scena di Fulvio il branco si disgregò, i membri del clan incapaci di essere uniti sugli stessi punti ed estremamente ridotti di numero dopo i flagelli che avevano afflitto quel secolo buio, vennero ulteriormente affossati agli occhi della Camarilla, quando a Napoli, arrivò Danilo Mazzacane, progenie di Fulvio, ed anarchico, che con i suoi seguaci, prima si appello alla Convenzione delle Spine, per poi stracciarla in un altro disperato tentativo di attacco alla Camarilla.
I Gangrel avevano perso in poco tempo tutto quello che erano riusciti a conquistarsi con il sudore di sangue.
IL REGNO DI DIANA ED IL RITORNO DI BERRILLI
Quasi dopo dieci anni di volontario esilio, Berrilli ritorna a Napoli, accompagnato da un nuovo branco composto da Gangrel camarillici viaggiatori come lui, fratelli raccolti in giro per l'Italia e per l'Europa. Ritorna in città per vedere quanto sia degenerata la situazione. In realtà quello che trova è decisamente diverso da quello che ha lasciato. Quasi tutto il branco napoletano si è riunito contro le angherie di un sempre più tirannico Innico, e voci dicono che stia complottando per sostituire il Principe. Voci che si rivelano essere vere quando sul trono, con la deposizione forzata di Innico, viene messa Diana, anziana Brujah, membro dell'antico consiglio.
Non corre ottimo sangue tra il nuovo Principe e Fulvio, ma il resto del branco sembra appoggiarla con forza e vigore, i Gangrel adesso sono di nuovo riuniti per uno stesso scopo...
PERSONALITA' NOTEVOLI DEL CLAN
FULVIO BERRILLI
Fulvio Berrilli è stato membro Alfa del branco fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando per gli errori di valutazione nella guerra contro il sabbat, muoiono molti fratelli, poi ha ricoperto la carica di primogenito del clan, e successivamente quella di Flagello sotto il regno di Innico. Ha una visione molto ferina di tutto quello che ha intorno, quasi panzeista, il che lo allontana parecchio dalla politica che non riesce a comprendere del tutto. Nonostante ciò non dimentica gli errori, e sebbene non voglia più ricoprire cariche all'interno della Camarilla, non disdegna di usare la forza per far capire che alla fine il mondo dei vampiri è un mondo dove la legge del più forte la fa da padrone.
SUGGERIMENTI INTERPRETATIVI
Il Gangrel è il più vicino dei clan alla sua bestia interiore. Non cercano di reprimerla come fanno gli altri vampiri, ma l'accettano e spesso tentano di cavalcarla. La cosa però non ha sempre esiti positivi, ed uno dei fattori negativi che sviluppano gli stranieri per questa loro vicinanza con il loro io più selvaggio è la deriva animale. Infatti ogni Gangrel ha una “mutazione” sul corpo che richiama il mondo animale: una coda pelosa, piume sulla schiena, occhi da gatto sono tutte possibili mutazioni, che richiamano l'”animale totem” del personaggio.
Pensare all'animale totem, è, infatti, uno dei metodi migliori per definire il personaggio gangrel. Un totem è la bestia interna che ci rappresenta. Cani, gatti, lupi, leoni, falchi e qualsiasi altra forma di predatore è un ottimo totem. Scegliere e caratterizzarlo bene può aiutare tantissimo nel gioco, nella maniera in cui basterà pensare come potrebbe agire quel determinato animale in quella determinata situazione. Siete stati messi alle strette? Un lupo attacca, un'aquila cerca di scappare, un leone cerca di aggirare il problema.
E questo ovviamente non vale soltanto nelle situazioni fisiche, ma anche in quelle sociali: un felino potrà essere più leggiadro e riuscire con velocità a passare da un argomento all'altro, mentre un orso potrebbe essere una testa dura e non cambiare idea nemmeno davanti all'evidenza.